Un laboratorio permanente della fotografia. Dieci anni di Summer School SISF (2015-2026)

Nel 2026 la Summer School della Società Italiana per lo Studio della Fotografia raggiunge la sua decima edizione. Nello stesso anno la SISF compie vent’anni.

Le due ricorrenze suggeriscono un breve e rapido bilancio.

Quando la Summer School nacque, nel 2015, nessuno poteva immaginare che sarebbe diventata un appuntamento stabile della cultura fotografica italiana. L’idea era semplice: sostenere la nascente Rivista di Studi di Fotografia (RSF) e, nello stesso tempo, offrire uno spazio di formazione avanzata dedicato alla fotografia, in un Paese dove occasioni di questo tipo erano, e in parte continuano a essere, piuttosto rare.

Undici anni dopo, nonostante l’interruzione imposta dalla pandemia nel 2020, possiamo dire che quella intuizione ha assunto una dimensione che andava ben oltre il progetto iniziale.

La Summer School non ha soltanto affrontato, anno dopo anno, temi differenti. Ha progressivamente elaborato un metodo, a partire dalla trilogia inaugurale dedicata all’archivio, alla mostra e al libro fotografico, per poi aprirsi a un campo sempre più ampio di questioni che attraversano la fotografia contemporanea e, più in generale, la cultura visuale.

Quel metodo nasce da una convinzione molto semplice: la fotografia non può essere compresa da un unico punto di vista. Storici, storici dell’arte, fotografi, artisti, antropologi, archivisti, conservatori, editori, curatori, studiosi dei media e della cultura visuale hanno condiviso lo stesso spazio di ricerca, riconoscendo nella pluralità degli approcci non una debolezza, ma una condizione necessaria.

Accanto all’interdisciplinarità si è rivelata decisiva la dimensione residenziale, a Pieve Tesino, in provincia di Trento, incastonata tra le montagne del Lagorai.

La Summer School non è mai stata soltanto un programma di lezioni. È diventata un ambiente di formazione, di ricerca e di relazioni. Per una settimana docenti e partecipanti condividono il tempo della ricerca, continuando le discussioni fuori dall’aula, durante le visite, le passeggiate, i pasti. L’apprendimento diventa così un’esperienza immersiva, informale e collaborativa, nella quale il confronto quotidiano assume lo stesso valore delle lezioni.

Nel corso degli anni questo ambiente ha favorito anche un incontro non scontato tra generazioni differenti.

Molti di coloro che hanno contribuito alla nascita degli studi fotografici in Italia hanno dialogato con giovani ricercatori, dottorandi, studenti, fotografi e professionisti all’inizio del loro percorso. Non si è trattato semplicemente di trasmettere conoscenze, ma di costruire una comunità nella quale esperienze, linguaggi e prospettive differenti potessero riconoscersi e crescere insieme.

Questa comunità si è formata progressivamente grazie alla partecipazione di studiosi, fotografi e professionisti che hanno riconosciuto nella Summer School un progetto comune. Rappresentano una mappa smisurata delle possibilità di insistere criticamente sulla fotografia oggi.

Potete scorrere qui l’elenco di tutti i relatori e i docenti di dieci anni di Summer School Sisf a Pieve Tesino.

Generosità formativa

È forse questa l’espressione che riassume meglio di ogni altra l’esperienza della Summer School.

Fin dalla prima edizione, tutti i docenti hanno partecipato gratuitamente, scegliendo di mettere a disposizione tempo, competenze ed esperienza. Non è un dettaglio organizzativo. È un principio culturale. Significa riconoscere che la formazione delle nuove generazioni costituisce una responsabilità condivisa e che la costruzione di una comunità scientifica rappresenta un bene comune. In un tempo in cui il sapere tende sempre più a frammentarsi e il tempo stesso è diventato una risorsa rara, questa disponibilità costituisce uno dei patrimoni più preziosi costruiti dalla SISF.

Naturalmente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza un gruppo di lavoro che, anno dopo anno, ha condiviso una medesima idea di formazione.

Il gruppo di presidenza della SISF, composto da Roberta Valtorta, Monica Maffioli, Maria Francesca Bonetti e dal sottoscritto, ha garantito continuità a un progetto capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Attorno a questo nucleo si è progressivamente consolidato un gruppo di riferimento nel quale Giovanna Calvenzi, Lucia Miodini e Michele Smargiassi hanno rappresentato una presenza costante e preziosa, affiancati, di volta in volta, da numerosi colleghi del Consiglio dell’Associazione, dal lavoro organizzativo di Giusi Lombardi, dalle competenze grafiche di Luca Pitoni e dalla partecipazione attiva di molti soci. È questo gruppo, prima ancora dei singoli programmi annuali, ad avere dato continuità, riconoscibilità e qualità alla Summer School.

Fondamentale è stato il sostegno dell’Università della Tuscia, che fin dall’inizio ha creduto nel progetto mettendo a disposizione il Centro Studi Alpino di Pieve Tesino. Grazie al suo direttore Riccardo Massantini, a Ilaria Nervo e ai Dipartimenti DISUCOM prima e DISTU poi, la Summer School ha trovato non soltanto una sede, ma il luogo ideale nel quale sperimentare una diversa idea di formazione.

In un Paese nel quale la fotografia fatica ancora a essere riconosciuta come un autonomo campo di ricerca e di alta formazione, questa scelta ha rappresentato un investimento culturale lungimirante. La Summer School ha così potuto costruire una rete di relazioni tra università, musei, archivi, fondazioni, professioni, territori e istituzioni culturali, senza attendere che fossero le istituzioni stesse a definire uno spazio per la fotografia, ma contribuendo direttamente a costruirlo.

Anche la comunità di Pieve Tesino ha avuto un ruolo decisivo. Così come gli amici del territorio e realtà come Arte Sella, che negli anni hanno trasformato il paesaggio e le istituzioni culturali locali in parte integrante dell’esperienza formativa. La Summer School non ha trovato semplicemente una sede. Ha trovato una comunità che l’ha accolta, sostenuta e accompagnata.

Guardando oggi a queste dieci edizioni, il risultato più importante non coincide con il loro numero, né con la qualità dei programmi, dei docenti e dei partecipanti, pure straordinaria.

Consiste nell’avere dimostrato che è possibile immaginare un altro modo di fare alta formazione sulla fotografia.

Una formazione nella quale la ricerca incontra la pratica, l’università dialoga con le professioni, le istituzioni collaborano, il territorio diventa parte dell’esperienza educativa, le generazioni si confrontano senza gerarchie e la trasmissione del sapere si fonda sulla responsabilità, sulle relazioni e sulla generosità.

La SISF non ha semplicemente organizzato dieci Summer School. Ha contribuito a costruire una comunità della fotografia e della cultura visuale.

È probabilmente questa la sua eredità più importante. Ed è anche la responsabilità con cui si apre la decima edizione, in programma a Pieve Tesino dal 27 luglio al 1° agosto 2026. Intitolata Ritorno all’Ottocento. Anacronismi e sopravvivenze nella cultura della fotografia, sarà inaugurata dall’artista e curatore olandese Erik Kessels. L’Ottocento non verrà assunto come oggetto di una rievocazione nostalgica, ma come uno spazio critico dal quale interrogare il presente della fotografia, le sue genealogie, le sue sopravvivenze e le sue trasformazioni.

Anche quest’anno i partecipanti potranno presentare e discutere le proprie ricerche in corso, sperimentando quel modello formativo aperto, esperienziale e collaborativo che, nell’arco di dieci edizioni, ha dato forma e continuità alla Summer School SISF.

Giovanni Fiorentino
presidente Sisf