Il Fondo Fotografico Malaguzzi Valeri
Lunedì, Settembre 27th, 2010Storia del fondo
Il fondo fotografico Malaguzzi Valeri è il prodotto della volontà di un direttore di museo, un museografo quale è stato Francesco Malaguzzi Valeri. Egli volle fortemente creare un archivio fotografico per un’istituzione museale, la Regia Pinacoteca di Bologna. Una enciclopedia visiva riemersa, che ci restituisce la sua esperienza collezionistica, fotografica, storico artistica, relazionale e istituzionale nell’intreccio con altri studiosi ed enti.
Raccogliendo il materiale biografico esistente, è stato possibile procedere ad una analisi storico-filologica di un fondo fotografico, da diversi anni inventariato, ma ancora in attesa di uno studio approfondito. Le prime informazioni, per la datazione della nascita dell’archivio fotografico della Soprintendenza bolognese (legata anche alla storia della Pinacoteca Nazionale di Bologna), iniziano a raccogliersi per merito di Corinna Giudici, responsabile dell’archivio, dalla fine degli anni Ottanta.
Bisognerà però attendere il 2001 per tornare a occuparsi del ricco materiale fotografico, con l’inventariazione, un restauro di qualche decina di esemplari, seguito dall’esposizione di due positivi nella mostra Lo Spazio il tempo le opere. Il catalogo del patrimonio culturale. Solo oggi è stato possibile attribuire una stampa fotografica che fu esposta in mostra, alla serie di riproduzioni che Igino Benvenuto Supino donò a Malaguzzi Valeri.
Lo studioso originario di Pisa, all’epoca della donazione professore di Storia dell’Arte presso l’Università di Bologna, è da considerarsi il co-protagonista della storia del fondo. Anche se le fotografie donate da Supino costituiscono meno della decima parte dell’intera raccolta, il valore e l’importanza storica che ci restituiscono sono di gran lunga superiore al dato numerico. La serie di fotografie di Supino, fiore all’occhiello del fondo, sono state fonte di numerose e importanti scoperte, in modo particolare dal punto di vista dell’editoria della storiografia artistica.
Oltre a possedere numerose fotografie utilizzate da Supino per le sue principali pubblicazioni (mi riferisco qui ai preziosi libri editi dagli Alinari), il fondo ci ha restituito anche materiale fotografico impiegato per pubblicazioni di altri importanti autori.
Per comprendere la natura del fondo fotografico, le sue vicissitudini e la descrizione analitica, si sono prese come punto di partenza le lettere del carteggio Ricci-Malaguzzi Valeri della Biblioteca Classense di Ravenna, che hanno consentito, dal principio, di attribuire la paternità dell’archivio fotografico al reggiano.
A pochi mesi dalla nomina di direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna, avvenuta nel dicembre 1914, Francesco Malaguzzi Valeri scrive a Corrado Ricci circa la sua intenzione e volontà di realizzare un archivio fotografico.
Al 1918 si ferma la documentazione scritta sul fondo malaguzziano, ma il fondo stesso ci testimonia come negli anni successivi la morte del Malaguzzi, questo sia stato ampliato nei decenni a seguire.
Una testimonianza diretta di Malaguzzi Valeri, si ha invece nelle numerose fotografie impiegate dallo stesso, per arricchire i testi pubblicati nella sua rivista «Cronache d’Arte», e da diversi colleghi che vi scrissero, da Wart Arslan, Ludovico Marinelli, Arturo Pettorelli, Serafino Ricci e Wilhelm Suida.
Consistenza e composizione
Il fondo consta di 5722 stampe fotografiche (misure da un minimo di 6×10 cm ca. a un massimo di 28×21 cm ca., sia orizzontali sia verticali). Tra queste, il nucleo più importante è composto di 3951 stampe all’albume (sciolte o incollate su supporto) e 1636 stampe alla gelatina bromuro d’argento. Un piccolo nucleo è composto anche da 26 aristotipi. Oltre ad altro materiale più eterogeneo (stampe fotomeccaniche, cartoline, lettere), si segnalano anche la presenza di carte salate e stampe al carbone. Lo stato di conservazione dei materiali è generalmente buono. Originariamente la totalità delle stampe fotografiche erano conservate in 43 fascicoli di cartone, contenenti diverse carpette in cartoncino recanti il timbro dell’archivio, il numero identificativo e il nome dell’autore delle opere riprodotte nelle fotografie.
Escludendo le cartelle delle “Scuole”, dei “Mobili - Architetture varie - Soffitti”, “Miscellanea allestimenti” ed “Appendice extraterritorio”, nel fondo sono rappresentati 780 artisti. I soggetti predominanti riguardano opere di pittura di artisti europei, coprendo un periodo cronologico che va dal sec. XII, con un particolare della Croce di Guglielmo del Duomo di Sarzana, a opere di Giorgio Morandi, Angelo Morbelli, Virgilio Guidi per citarne alcuni.
Le opere documentate sono state riprese in chiese, musei, edifici non museali e collezioni private d’Italia e d’Europa. Il nucleo più corposo proviene, inaspettatamente, da un museo non italiano. Ben 496 stampe fanno riferimento ad opere custodite al Museo del Prado di Madrid. Quasi la metà del numero delle fotografie del Prado, costituiscono - invece - il numero del secondo nucleo, appartenente alla Galleria degli Uffizi con 263 stampe. Questo solo per citarne i più rappresentati, l’elenco potrebbe continuare ad oltranza.
Numerosi sono anche i timbri (in genere istituzionali) di produzione e diffusione, identificati. Quello della Regia Pinacoteca Bologna è presente su 338 stampe. Spesso questo è in compresenza di un secondo timbro, quale può essere, ad esempio quello del Gabinetto fotografico delle regie Gallerie degli Uffizi. In ultimo, è stata rilevata la presenza di diverse fotografie recenti, databili dagli anni ’50 del Novecento in poi. Alcune di queste riportano il timbro Gabinetto Fotografico Soprintendenza Bologna, e in alcuni casi, le stampe sono applicate su schede di cartoncino.
Gli autori delle fotografie sono 121. Si è appurato che le indicazioni autoriali predominanti sono essenzialmente due, Domenico Anderson, con 2523 stampe, e i Fratelli Alinari con 747. Seguono Brogi (187), Foto Zagnoli (38) Ed. Mannelli (36), Fotografia dell’Emilia (33), Croci (34).
È stato possibile individuare il particolare interesse di Malaguzzi Valeri nei confronti di determinati artisti. Da notare, ad esempio, il caso delle riproduzioni riguardanti le opere di Bernardino Luini, ben 115. I nuclei più corposi di artisti del fondo superano le cento unità. Oltre al già citato Luini, il pittore maggiormente rappresentato è Tintoretto con 156 riproduzioni. Segue Correggio con 117 (ventidue provenienti dal dono Supino), Tiziano con 109, Beato Angelico con 107 (trentasette provenienti dal dono Supino), Velázquez con 105, Veronese con 103 e Mantegna con 101 fotografie (particolarmente ragguardevole la documentazione sugli affreschi perduti della Chiesa degli Eremitani di Padova).
In conclusione rendo nota la presenza di due lettere all’interno del fondo. La prima è una lettera di Roberto Longhi dell’8 febbraio 1961, che accompagna una fotografia di Poussin, rispondendo ad un ignoto destinatario circa la corretta attribuzione dell’opera al pittore francese, mandata in visione allo studioso in riproduzione. La seconda lettera è del 16 giugno 1962, inviata da New York da J. O’ Connor a Cesare Gnudi, allora Soprintendente a Bologna, riguardo a due dipinti del Martirio di S. Stefano del Domenichino venduti il 29 giugno 1962.
Negli anni Novanta, l’intervento di Corinna Giudici, responsabile dell’archivio fotografico dal 1987, ha reso possibile il recupero di quante fotografie erano rapportabili all’originario fondo. Le stampe recuperate non sono state ricollocate all’interno del fondo del Malaguzzi, ma in nuovi contenitori divisi per province e contrassegnati con la dicitura “Miscellanea Bologna”, “Miscellanea Ferrara”, “Miscellanea Forlì-Cesena”, “Miscellanea Ravenna”. Sono stati creati, in quest’occasione, anche altri fondi, come ad esempio, quelli delle “Biennali di Arte Antica” e “Ex archivio storico”.
Un altro importante nucleo appartenente al fondo è stato recuperato recentemente, prelevando le fotografie dai cassetti contenenti i materiali disponibili alla consultazione pertinenti al territorio della Soprintendenza. È il caso del piccolo fondo catalogato come «Miscellanea allestimenti», contenente, tra le altre, alcune stampe utilizzate da Malaguzzi Valeri per le sue pubblicazioni editoriali. Tra i diversi allestimenti museali immortalati, si riconoscono il Museo d’Arte industriale Davia Bargellini di Bologna, la Pinacoteca di Rimini, la Pinacoteca Civica di Forlì, la Pinacoteca di Faenza, la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, il Museo Nazionale di Ravenna. Vi sono, inoltre, fotografie che mostrano l’allestimento di una sala della Galleria degli Uffizi (antecedente il 1929), il Museo Nazionale del Bargello, il Museo Horne di Firenze, il Museo Civico di Gubbio, infine, ma non ultimo, il Museo di San Marco di Firenze con due vedute dalla sala con le opere del Beato Angelico.
L’attribuzione di una partizione del fondo al nome di Igino Benvenuto Supino, è data dall’esistenza di documenti comprovanti le relazioni intercorse tra Malaguzzi Valeri e lo studioso pisano. Tali documenti sono le medesime lettere che hanno permesso di attribuire il fondo a Malaguzzi Valeri. Queste ci testimoniano la disponibilità e l’interessamento di Supino a contribuire circa la costituzione dell’archivio fotografico della Regia Pinacoteca di Bologna. Oltre alla documentazione scritta citata, sono state riscontrate molteplici relazioni tra le stampe recanti il timbro “R. Università di Bologna/ Scuola di Storia dell’Arte”, e diverse opere a stampa di Supino (tra le quali le monografie di Beato Angelico, Sandro Botticelli, Filippo e Filippino Lippi, Il Camposanto di Pisa e Arte pisana, risalenti ad un arco di anni che va dal 1896 al 1905, ciò ovviamente permettendo anche la datazione degli esemplari conservati).
Attualmente le stampe fotografiche rinvenute nel fondo fotografico Malaguzzi Valeri, ammontano a 497 unità. Le singole fotografie sono distribuite nelle diverse cartelle del fondo, non formando un nucleo compatto e distinto. Sono identificabili grazie al timbro posto ad inchiostro blu sul verso del supporto secondario delle stampe (la quasi totalità dei positivi della partizione Supino sono applicati su supporto secondario in cartoncino di grammatura pesante. In assenza di questo, il timbro è posto sul verso del supporto primario).
Le fotografie donate da Supino, riguardano opere pittoriche e, in minor numero, opere di scultura. Durante lo studio del fondo, è stato possibile verificare la corrispondenza di 136 riproduzioni con le illustrazioni di testi pubblicati da Supino e Marcel Reymond con i Fratelli Alinari. È il caso de “Il Camposanto di Pisa” del 1896, le monografie “Beato Angelico” del 1898, “Sandro Botticelli” del 1900, “Fra Filippo Lippi” del 1902, “Les deux Lippi” del 1904, e dello stesso anno “Arte pisana”. Del 1905 “Il Bigallo”, insieme a Poggi e Ricci. Del 1897 è “Les Della Robbia” di Marcel Reymond. Questi era amico di Supino, come documentano lettere e una dedica del francese allo studioso pisano. La monografia di Reymond fu pubblicata dagli Alinari, e nella partizione Supino sono conservati alcuni positivi utilizzati per le illustrazioni del testo del collega. Analogamente è accaduto per i quattro volumi editi dal 1897 al 1900, “La Sculpture Florentine” di Reymond, dove ritornano alcune immagini dei Della Robbia, oltre a diverse altre stampe impiegate per i prestigiosi volumi.
Oltre i 497 positivi conservati nel fondo, sono stati rinvenuti altri 40 positivi dislocati in sei diversi nuclei di altri fondi:
- 2 nel fondo “Miscellanea Forlì-Cesena”.
- 1 nel fondo “Miscellanea Bologna”.
- 1 nel fondo “Miscellanea suppellettili arazzi disegni”
- 13 nel fondo “Ex archivio storico”.
- 10 nel fondo “Miscellanea Ferrara”
- 13 nella scatola “Appendice degrado” (tale nome perché in gravissima condizione conservativa e - molto gradualmente, finanziamenti permettendo - sottoposta a restauro).
È ipotizzabile che le fotografie cedute generosamente a Malaguzzi Valeri, appartenessero alla collezione privata di Supino, posseduta da quando era a Pisa e Firenze, documentazioni fotografiche spesso utilizzate, oltre che per le pubblicazioni, in seguito anche per la didattica. Nel Fondo Supino del Dipartimento di Arti Visive dell’Università bolognese, sono presenti fotografie che per caratteristiche morfologiche (albumine incollate su supporti secondari, indicazioni a matita per le dimensioni della stampa, ritocchi e ritagli) sono da imparentare a quelle presenti nel fondo malaguzziano, ma queste riportano il timbro del ’52 (Donazione Supino). Per rendere il gesto della donazione degli anni ’10 meno informale, e connotandolo di una certa istituzionalità, posso ipotizzare che le fotografie siano state timbrate in occasione della cessione all’archivio della Pinacoteca.
Conservazione e valorizzazione
I positivi originariamente erano conservati in 43 contenitori di cartone rigido. In seguito agli interventi di restauro e conservazione eseguiti tra il 2001 e il 2010, il contenuto dei primi 13 contenitori (1886 positivi) è conservato in apposite scatole di cartone telato con raccoglitore ad anelli, entro buste trasparenti in materiale idoneo alla conservazione e che protegge al massimo dai rischi della consultazione (peraltro limitata, e sostituibile dalla consultazione dei file digitali che corredano l’intervento), distribuiti in 26 scatole, in una sala a temperatura e umidità controllata.
Dal 2001 grazie alla disponibilità di esigui fondi per il restauro, si decise di intraprendere l’inventariazione del fondo Cartoni, o anche detto Autori (questi i nomi del fondo, prima dell’odierna intestazione a Malaguzzi Valeri), con l’idea e gli ottimi propositi di un progetto che conducesse ad un recupero generale del fondo. Conclusa l’inventariazione, mirata alla numerazione delle singole fotografie e al riconoscimento delle tecniche di stampa, si procedette con il restauro, prelevando dei campioni che presentavano particolari ed evidenti stati di degrado.
Nel 2010, con un nuovo intervento di restauro su pochi esemplari, si è potuta evitare la dispersione di importanti informazioni, scegliendo di eliminare l’imbarcatura e di conservare il supporto secondario, dove presente.
Solo recentemente sono state recuperate due scatole, nominate Appendice degrado, che hanno restituito 167 positivi, anche in questo caso stampe all’albume e gelatina. Sul verso di alcune fotografie è stato possibile individuare la grafia di Malaguzzi Valeri, e aggiungere tredici stampe all’albume al corpus, diversamente dislocato, pertinente alla donazione Supino.
Il riordino ha previsto la totale revisione del fondo e del suo inventario, con analisi storico-filologica tra il 2008 e il 2009, identificando le ingenti fotografie senza didascalie e annotazioni sul verso. È stato redatto un inventario informatizzato con tutti i dati relativi alle singole fotografie, dal numero di inventario, il titolo delle singole carpette riportanti il nome dell’artista, l’indicazione numerica quando presente nella fascetta o apposta manualmente o a timbro sul verso, la collocazione odierna dell’opera, il soggetto, l’autore della fotografia, le materie e tecniche, le dimensioni, i timbri e la collocazione fisica all’interno dell’archivio. Infine è stata implementata la tuttora sperimentale scheda (ICCD) “Fondo Fotografico”.
Le schede di catalogo per i singoli items sinora realizzate, secondo lo standard ICCD Scheda F, sono state eseguite dal compilatore della presente scheda e da Eva Palvesi, Luisa De Luca, Costanza Gagliano e Chiara Pezzuti, per un totale di 1155 fototipi. Il restauro e la digitalizzazione della parte del fondo messa in conservazione, è stata eseguita dalla ditta La Fototeca s.n.c., oltre alle fotografie digitalizzate dagli stessi catalogatori per le relative schede di catalogo.
Per la valorizzazione del fondo, oltre alla bibliografia esistente, alla quale rimando in chiusura, è recente una pubblicazione riguardante il contributo di Igino Benvenuto Supino. È auspicabile, compatibilmente con le possibilità finanziarie dell’Università di Bologna e del reperimento di sponsorizzazioni e finanziamenti, la realizzazione di una mostra con materiale fotografico del fondo Malaguzzi Valeri, ancora riferito ai positivi che furono di Supino, divulgandone la storia del loro impiego per l’editoria d’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento. Meno improbabile e più concretamente definito, è il convegno di studi in programma sulla figura di Malaguzzi Valeri, ove poter illustrare quanto brevemente descritto in questa sede.
In seguito, le priorità riguardano la totale messa in conservazione delle restanti 3836 stampe fotografiche ancora collocate nei contenitori originali, e il completamento della digitalizzazione dell’intero fondo. Ulteriori fototipi che necessitano di interventi di restauro attendono di poter essere trattati. Il fondo è conservato presso l’archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna, sito nel seicentesco Palazzo Pepoli Campogrande, in via Castiglione 7. Ad oggi, la consultazione non può che avvenire (per la parte non “trattata”) attraverso il contatto diretto con i positivi. Esiste un database con le informazioni su ogni singola fotografia, ma questo attende di essere collegato con le immagini già digitalizzate (il 35% del fondo).
Paolo Giuliani
Bibliografia specifica
Corinna Giudici, La tutela dei beni artistici come committenza, in A. Emiliani, I. Zannier (a cura di), Il Tempo dell’immagine. Fotografi e societa a Bologna 1880-1980, Seat, Torino, 1993, pp. 149-158.
Corinna Giudici, Gabinetto e Archivio fotografico di una Soprintendenza, in A. Stanzani, O. Orsi, C. Giudici (a cura di), Lo spazio il tempo le opere. Il catalogo del patrimonio culturale, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2001, pp. 66-75.
Corinna Giudici, Arte tradotta in fotografie: oggetti e soggetti della tutela, in C. Giudici (a cura di), C’era due volte. Fondi fotografici e patrimonio artistico, Minerva Edizioni, Bologna, 2004, pp. 9-13.
Paolo Giuliani, Storia di una restituzione. Il fondo fotografico Malaguzzi Valeri, tesi di laurea in Museologia, relatore M. Pigozzi, a.a. 2008/2009, Università degli Studi di Bologna.
Marinella Pigozzi, Fototeche d’arte e didattica. La realtà universitaria bolognese, in A. Ghirardi, C. Franzoni, S. Simoni, S, Nicolini (a cura di), Insegnare la storia dell’arte, Clueb, Bologna, 2009, pp. 83-108.
Marinella Pigozzi, Igino Benvenuto Supino e l’occhio della memoria storica, in B. Paolozzi Strozzi, S. Balloni (a cura di), Il metodo e il talento. Igino Benvenuto Supino primo Direttore del Bargello (1896-1906), Mauro Pagliai Editore, Firenze, 2010, pp. 235-247.
Paolo Giuliani, Igino Benvenuto Supino e la fotografia. Immagini per la storiografia artistica, GiulyArs, Bologna, 2010.