Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia

Copertina Monti

Fin dalle sue origini la cultura fotografica, le considerazioni tecniche come le dichiarazioni di poetica o le riflessioni critiche, si è espressa attraverso pubblicazioni scientifiche, trattati, pagine di riviste o altri testi d’occasione quali gli atti di congressi e convegni, costituendo un enorme e profondo giacimento che solo in anni recenti una storiografia fotografica progressivamente svincolata dalle letture formaliste ha incominciato a indagare e utilizzare criticamente. Non può essere questa l’occasione per restituire anche solo per sommi capi una rassegna bibliografica su questo tema, basti qui ricordare, quali riferimenti, il pionieristico volume curato da Nathan Lyons Photographers on photography: a critical anthology , (Englewood Cliffs, N.J., Prentice-Hall, 1966) pubblicato in Italia solo un quarto di secolo più tardi (Torino, Agorà, 1990), Photography: Essays and Images, curato da Beaumont Newhall (New York, MOMA) e Classic Essays on Photography, di Alan Trachtenberg (New Haven, Leete’s Island Books) entrambi editi nel 1980. Sulla scena italiana un ruolo determinante in tal senso venne svolto da Paolo Costantini e Italo Zannier, alla cui duplice cura dobbiamo l’ampia raccolta di testi sulla fotografia Cultura fotografica in Italia 1839 - 1949 (Milano, Franco Angeli, 1985), ma anche l’antologia Luci ed Ombre: gli annuari della fotografia artistica italiana 1923 - 1934 (Firenze, Alinari, 1987) che raccoglie – oltre a una selezione di immagini - tutti i testi critici pubblicati su quello che fu il punto di riferimento per la fotografia artistica italiana nel periodo tra le due guerre. Più di recente è stato Cesare Colombo, con Lo sguardo critico: cultura e fotografia in Italia 1943-1968 (Torino, Agora, 2003), a integrare cronologicamente la nostra conoscenza delle fonti testuali per la storia della fotografia in Italia.
Pur nelle inevitabili differenze, tutte queste raccolte si caratterizzano per il loro taglio antologico, più o meno storicamente connotato ma sempre riferibile a una cultura diffusa, a un momento (o un movimento), mai alla ricostruzione del compiuto percorso di elaborazione critica e poetica di un singolo autore.
Perché ciò potesse accadere si sarebbe rivelata indispensabile l’affermazione di una figura, da noi per lungo tempo inedita, di fotografo “nuova formula” per far sì che l’editoria italiana si prestasse, ovvero offrisse occasioni alla pubblicazione in forma strutturata del pensiero fotografico dei nostri principali autori. Ecco quindi Ugo Mulas, naturalmente, con La fotografia (Torino, Einaudi, 1973), fortemente voluto da Paolo Fossati; poi gli scritti di Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole (Torino, SEI, 1997), raccolti da Paolo Costantini con Giovanni Chiaramonte, sino alla serie di pubblicazioni edite dall’ Istituto Superiore per la Storia della Fotografia, tra cui l’importante Alfredo Camisa: Carteggio 1955 - 1963, per la cura di Paolo Morello (Palermo, ISSF, 2003) e i recenti lavori di diverso impegno che Simona Guerra ha dedicato a Mario Giacomelli: Parlami di lui (Ancona, Mediateca delle Marche, 2007), Mario Giacomelli: la mia vita intera (Milano, Bruno Mondadori, 2008).
Da questo pur breve elenco di padri nobili non poteva risultare assente Paolo Monti, figura centrale della cultura fotografica italiana della seconda metà del Novecento, che fu tra i primi a veder pubblicata una significativa selezione di scritti propri in occasione della mostra Paolo Monti: trent’anni di fotografie 1948-1978, da lui stesso realizzata per il Comune di Reggio Emilia nel 1979, il cui catalogo, curato da Franco Bonilauri e Nino Squarza, si apriva con un testo critico di Giuseppe Turroni. Si sarebbero dovuti attendere però più di vent’anni dalla sua morte - nel 1982 - perché fossero raccolti in volume (quasi) tutti i suoi scritti editi, pubblicati per la cura di Francesca Bertolini in Paolo Monti. Scritti scelti 1953-1983 (Palermo, Istituto Superiore per la Storia della Fotografia, 2004), introdotti da tre interessanti saggi critici a firma di Manfredo Manfroi, Paolo Morello e della stessa Bertolini.
Ora, cogliendo l’occasione del centenario della nascita (1908) Roberta Valtorta ci propone una nuova raccolta di Scritti e appunti sulla fotografia di Monti, integrando il materiale edito e già pubblicato da Bertolini nel 2004 con alcuni testi allora non considerati, più qualche appunto manoscritto. Se si escludono le brevi presentazioni degli anni del suo passaggio al professionismo (1952-1953) e una manciata di testi sparsi degli anni Sessanta, ciò che la nuova pubblicazione rende finalmente disponibili sono però solo le trascrizioni di alcuni fogli manoscritti, certamente emozionanti ma di scarsa utilità essendo privi dei necessari strumenti critici per la loro comprensione, a partire dall’esplicitazione dei criteri con cui sono stati selezionati; in loro assenza è ad esempio impossibile comprendere le ragioni per cui la curatrice ha escluso tra le altre cose anche l’importante Diario di lavoro Sandoz, del 1959, in cui Monti descriveva con grande cura i termini e le ragioni di quel progetto poi abortito, affrontando i temi cruciali delle sue ricerche e sperimentazioni sul colore. Ma non sono queste le sole perplessità che il volume suscita in merito ai criteri e all’accuratezza, per non dire proprio alla correttezza che caratterizzano a nostro parere l’edizione di questa fonte. Possiamo tralasciare come quasi marginale, sebbene bizzarra, la scelta di non indicare i numeri di pagina nell’edizione dei testi, tratti dai periodici o da volumi collettivi, così come appaiono scusabili alcune imprecisioni nelle citazioni bibliografiche in nota (fu Filippo Zevi ovviamente, e non Bruno, a curare con Settimelli il volume dedicato agli Alinari nel 1977; il volume di De Seta, Giuseppe Pagano fotografo,venne edito da Electa a Milano e non dalla GAM di Bologna, ecc.), ma restano incomprensibili le ragioni e inaccettabili gli esiti di altre scelte. Ci si chiede, ad esempio, sulla base di quale criterio i testi di Monti siano stati suddivisi – in modo opinabile - nelle macrocategorie Scritti, Materiali didattici e Manoscritti, eludendo così, se non nelle indicazioni in calce, la più canonica distinzione tra materiali editi e inediti, senza preoccuparsi di indicare - per questi ultimi, come è buona regola - almeno la loro ubicazione, se non proprio la collocazione archivistica, dimenticanza, questa, che contraddistingue anche le citazioni di altri materiali d’archivio come le lettere, ampiamente utilizzate nella redazione del saggio introduttivo e che forse, proprio per tale dimenticanza, non è stato possibile sino ad oggi reperire in archivio. Senza verificare, infine, se proprio di inediti si trattava: accade infatti, ad esempio, che un testo presentato come “dattiloscritto non datato, databile al 1964 (La fotografia e gli animali, pp.84-86) fosse comparso in “Camera” del 1963, quindi ripubblicato da Monti stesso nel catalogo della già citata mostra di Reggio Emilia del 1979, e poi riproposto nella raccolta curata da Bertolini nel 2004, volume che del resto non ha meritato neppure una citazione di sfuggita da parte di Valtorta. Altri esempi si possono fare, quali la presentazione in italiano, senza precisazioni, di un testo originariamente pubblicato in francese (Note sulla fotografia professionale in Italia, pp. 90-92), lo scambio di titoli tra due brevi testi dedicati alla Fontana di Trevi pubblicati a sei anni di distanza tra loro, o l’amputazione di ben due terzi dell’articolo Appunti e disappunti (p.101) del 1967, che conteneva, tra l’altro, interessanti considerazioni sul “piacere visivo” che i muri e i manifesti strappati esercitavano su Monti.
Semplici distrazioni dettate dalla fretta, forse. Alcune però, più che dimenticanze, ci appaiono vere e proprie omissioni e quasi reticenze, tanto che si è portati a chiedersi quale sia stata l’urgenza, quali le ragioni effettive, ben oltre l’occasione celebrativa, che hanno impedito che questa edizione fosse condotta con quella accuratezza scientifica che era dovuta e che ci si poteva attendere dalla curatrice. Per provarsi a comprenderle, risulta di una certa utilità non tanto l’affettuoso testo critico posto in apertura, quanto la breve ma significativa introduzione. Da questa emerge il rammarico, più che giustificato del resto, che la convenzione firmata tra la Provincia di Milano e l’allora Istituto di Fotografia Paolo Monti, e voluta proprio da Valtorta, non abbia potuto aver seguito. Dalle ragioni di questo atto mancato, per altro non note né motivate nel testo, deve essere derivata anche l’impossibilità di accogliere il Fondo Monti tra le collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, e forse (è solo un’ipotesi, ovvio) ciò ha prodotto qualche risentimento, la sensazione di una perdita immeritata, la volontà di ribadire un diritto negato. Comprensibile, certo, ma questa non ci pare una ragione sufficiente per non dire che l’Istituto di Fotografia Paolo Monti, cui Valtorta fa costante riferimento, non esiste più; per relegare al fondo del volume la segnalazione che l’intero fondo è stato acquisito nel 2008 dalla Fondazione BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura) di Milano, per tacere che la campagna di catalogazione prevista dalla convenzione del 1998 – così rilevante per la migliore tutela e valorizzazione dell’opera di Monti – è stata finalmente avviata per iniziativa della Fondazione BEIC  su piattaforma Sirbec/ Regione Lombardia ed è in pieno svolgimento con la direzione scientifica di Pierangelo Cavanna e il coordinamento di Silvia Paoli, conservatore del Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano presso cui l’Archivio è depositato, secondo quanto stabilito dalla convenzione stipulata nel 2008 tra il Comune di Milano e la sopraccitata Fondazione. Sono oggi questi gli enti e le persone che, pur non avendo mai potuto ricevere raccomandazioni dalla viva voce della “signora Maria Monti”, stanno concretamente operando, con le catalogatrici Jessica Brigo e Veronica Lisino, affinché non solo l’opera, ma anche il lavoro di Monti possano essere studiati in un futuro ormai prossimo senza preoccupazioni di primogenitura e sulla base di un’approfondita e accurata conoscenza di tutti i materiali fotografici, bibliografici e documentari che costituiscono la preziosa eredità di Paolo Monti.

Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia, a cura di Roberta Valtorta, Quaderni di Villa Ghirlanda n. 5, Museo di Fotografia Contemporanea, Lupetti Editori, 2008

Indice

La voce di Paolo Monti                                 9
Roberta Valtorta

Scritti                                                          41

Materiali didattici                                      155

Manoscritti                                                181

Paolo Monti. Profilo biografico                  211

Indice degli Scritti                                     219
Indice dei Materiali didattici                      222
Indice dei Manoscritti                                223

Pierangelo Cavanna, Silvia Paoli

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7 Responses to “Paolo Monti. Scritti e appunti sulla fotografia”

  1. Cinzia De Lucia Says:

    A Roberta Valtorta: grazie per aver portato Victor Burgin in Italia. Purtroppo la mostra non l’ho vista, il sito della Sisf, che seguo costantemente, non ne aveva dato notizia.

  2. marina rivera Says:

    gradirei mettermi in contatto con Pierangelo Cavanna, Silvia Paoli per la presentazione del libro a Roma.
    cordiali saluti. marina rivera 3488928921

  3. Silvia Paoli Says:

    A motivo di questa recensione, che ho firmato credendo nello spirito critico, Il Direttore Generale della Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI), Dr. Giuseppe Manzoni, ha ritenuto opportuno allontanarmi dalla Commissione Esaminatrice del premio per la saggistica “Paolo Costantini”, di cui facevo parte come membro della giuria.
    Paolo Costantini era una mente libera. A ogni mente libera i commenti del caso.

  4. Roberto Cassanelli Says:

    E’ trascorsa circa una settimana dal precedente messaggio di Silvia Paoli, e non vedo alcuna replica da parte dell’istituzione chiamata in causa (o da suoi rappresentanti, o da semplici iscritti alla lista come nel mio caso) ad un atto di inconcepibile arbitrio, lesivo della libertà di pensiero che, se confermato, farebbe risultare grottesco intitolare un proprio premio a Paolo Costantini. Forse la presidente Daniela Gasparini è attualmente distratta dagli impegni della campagna elettorale… Ricordo, se ce ne fosse bisogno, che Silvia Paoli è stata allieva di Paolo, e ne ha sempre conservata con affetto e rispetto la memoria (come testimonia il bel lavoro sulla collezione Vitali).

  5. Maurizio Morganti Says:

    mi permetto di intervenire da “non addetto ai lavori” e di manifestare la solidarietà di un cittadino qualsiasi a Silvia Paoli per questa ritorsione che appare davvero grottesca. Il mio giudizio sul mondo accademico italiano e sulla gestione delle istituzioni cosiddette culturali trova in questo episodio l’ennesima amara conferma.

  6. Cesare Colombo Says:

    Come membro del Direttivo SISF ho partecipato ad una lunga discussione che è seguita alla recensione di Silvia Paoli e Pierangelo Cavanna, e che si è svolta - non per mia scelta - ad un livello ‘interno ‘ al Direttivo stesso. Mi spiace che per ora chi segue il nostro sito, non possa esaminare dei documenti polemici molto interessanti sul piano culturale, ed in certa misura anche psicologico.Se non mi è possibile violare la riservatezza di questo dibattito, personalmente non ho però difficoltà a criticare decisamente l’ esclusione di Silvia dalla giuria del Premio Costantini.. che suona chiaramente come una specie di ritorsione, speriamo di origine burocratica. Esprimendo la mia solidarietà a Silvia, su questo episodio, l’ ho però anche invitata a ridimensionare in genere, i premi, le giurie,le classifiche, i concorsi. Che ritengo delle convenzioni,degli ingiustificati orpelli, rispetto ai ‘meriti’ di chi produce delle opere intellettuali.
    ( E’ un parere personalissimo, ovviamente )

  7. Simona Casarsano Says:

    Nausea per la vicenda a parte, vorrei, se mi è concesso, fare alcune considerazioni su quanto scritto da Cesare Colombo in chiusura del commento precedente.
    Parla di “convenzioni” e “ingiustificati orpelli”, magari a ragione e probabilmente perchè sa esattamente di cosa si tratti, ma non credo possa sfuggirgli che quegli stessi orpelli si presentino al pubblico, quanto meno a un pubblico di poco più ampio rispetto a quello degli specialisti, proprio come “meriti”.
    D’altro canto, mi si lasci dire, sarebbe necessaria una forte dose di “malafede” per immaginare che un premio, o anche solo un riconoscimento quale quello di far parte di una giuria autorevole, venga assegnato o no per ragioni differenti da un merito.
    Credo che chi faccia cultura, e in particolare chi lo faccia nell’esercizio delle proprie funzioni, dovrebbe sempre tener presente l’esistenza di questo pubblico. E interrogarsi su cosa gli stia comunicando con il proprio agire.

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