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Nel 1978, l’ultima discendente della dinastia della famiglia Tozzoni, Sofia Serristori Tozzoni, lasciò al Comune di Imola il palazzo degli avi che da allora, splendida casa-museo tra le più interessanti della  Regione Emilia Romagna, fa parte, assieme all’ex convento di San Domenico e alla Rocca Sforzesca, del nucleo di edifici che afferiscono al polo museale comunale imolese.
La famiglia Tozzoni abitò il palazzo a partire dal secolo XV, quando arrivò a Imola dalla natia Lucca, arricchendolo di decorazioni, e suppellettili che, assieme all’edificio, furono donati al Comune: dipinti, sculture, mobili, tappeti e persino stoviglie, tessili, arnesi da cucina, tutto restituisce il fascino intatto del tempo. In una piccola stanza al piano nobile è custodito l’archivio di famiglia. Le pareti sono ricoperte da armadi a muro alti fino al soffitto, stipati di registri, vacchette, libri, fogli sparsi. In uno scomparto angolare, entro pesanti casse in legno, erano conservate fino a poco tempo fa, le testimonianze di una passione di cui i conti Tozzoni dovettero essere in Imola tra i primi estimatori: la fotografia. La conoscenza, l’inventario e il progressivo restauro di questo fondo fotografico, costituisce uno degli atti d’intervento conservativo che i Musei Civici di Imola hanno intrapreso sull’intero corpo del palazzo, a partire dall’architettura per passare ai dipinti (i Tozzoni vantavano una collezione di solida formazione sei-settecentesca) e toccare l’archivo dei documenti. Tutte attività intraprese istituzionalmente grazie al fondamentale contributo dell’Istituto per i Beni Culturali della regione Emilia Romagna e, per la parte archivistica, della Soprintendenza Libraria Regionale. La consapevolezza di trovarsi di fronte a materiali di alta qualità, ha portato i Musei Civici di Imola, a partire dal 2003, a programmare per ogni annualità, fino a quella corrente, interventi  di conoscenza e restauro che per prima cosa  ponessero in condizioni conservative ottimali tutto il fondo fotografico Tozzoni. La prima preoccupazione è stata quella di stabilire criteri metodologici specifici, avvalendoci anche della preziosa consulenza dell’Archivio Fotografico della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Bologna, nella persona di Corinna Giudici e, per la conservazione e il restauro, di Elvira Tonelli de “La Fototeca” .
Su come si è proceduto in questo lento percorso di riappropriazione e di messa in fruibilità, sarà esaustivo il contributo di Cinzia Frisoni che per conto dei Musei di Imola ha compiuto le operazioni di inventariazione, creazione di un Dbase e che ha seguito le fasi di restauro e conservazione. Non resta che immaginare il proseguo di un lavoro appassionante che, a questo punto, dovrà conoscere il passo determinante della divulgazione. Se le pagine d’archivio, per chi le sa leggere, aprono un mondo, i materiali fotografici di quel mondo restituiscono le immagini, il senso profondo e, perché no, l’incanto e il fascino di una memoria collettiva che, spero, sarà presto della città di Imola e di tutti coloro che ne vorranno godere.

Oriana Orsi
Archivio Fotografico Musei Civici di Imola

Redazione


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