«La cultura fotografica nell’Università italiana: situazione, problemi e prospettive»
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Resoconto del convegno del 6 e 7 giugno svoltosi al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo
Si sono svolte il 6/7 giugno 2008 presso il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (MI) le giornate di studio sul tema : «La cultura fotografica nell’Università italiana: situazione, problemi e prospettive», organizzate congiuntamente dal Museo di Fotografia Contemporanea e dalla SISF.
L’appuntamento aveva come scopo fondamentale quello di mettere in contatto fra loro una serie di studiosi che operano nelle Università, spesso come docenti a contratto, quindi senza garanzia di continuità e con assai limitato peso accademico, ma che, nel loro complesso, costituiscono un corpo docente importante per numero e per qualità, e che svolgono funzioni didattiche e di ricerca assai estese.
Le giornate erano concepite come un incontro piuttosto libero, con interventi non strutturati, ma in ogni caso attorno ad alcuni punti problematici: il confronto fra le diverse esperienze didattiche, gli intrecci e gli “scavalcamenti” disciplinari, i diversi approcci metodologici e quindi l’opportunità di elaborare strumenti appropriati e specifici, infine i luoghi della ricerca, i laboratori, e i progetti in corso.
Un aspetto fondamentale era quello del riconoscimento sul piano accademico del lavoro svolto. Sotto questo aspetto, è noto che gli insegnamenti relativi allo studio della fotografia sono distribuiti su diversi settori disciplinari, ma in prevalenza sui settori L-ART/03 (Storia dell’arte contemporanea) e L-ART/06 (cinema, fotografia, televisione). Erano quindi invitati i rappresentanti, rispettivamente, della Consulta Universitaria Cinema, per il settore L-ART/06 e della Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte (per quanto riguarda il settore L-ART/03).
Lo svolgimento dei lavori
In apertura erano previste alcune relazioni introduttive. La prima, di Roberta Valtorta, in rappresentanza del Museo di fotografia contemporanea, ha illustrato le ragioni del convegno, sottolineando anche come un impulso ad una tale iniziativa sia anche venuto, in maniera occasionale ma significativa, dal fatto che il previsto premio per tesi laurea di argomento fotografico bandito dal Museo non era stato attribuito, segnalando quindi uno stato di difficoltà nella ricerca a livello universitario, o quanto meno una mancanza di collegamenti e informazione.
Marina Miraglia, in qualità di Presidente onorario della SISF, ha esposto le considerazioni che hanno spinto la SISF a porsi come luogo di raccordo, di confronto e di discussione fra i docenti e gli studiosi di fotografia. Riallacciandosi al precedente costituito dal convegno di Modena del 1979, dedicato alla fotografia come bene culturale, M. ha osservato che nel corso di questo trentennio il terreno percorso è stato notevole, e si va formando di fatto una koiné, una piattaforma di acquisizione di studio e di ricerca rilevante e condivisa. Tuttavia i contatti fra studiosi sono spesso problematici, la conoscenza reciproca è spesso limitata, e questo potrebbe tradursi in un freno ai necessari intrecci fra diversi aspetti e approcci della ricerca.
Francesco Casetti, in qualità di rappresentante della Consulta Universitaria Cinema, ha portato il saluto ai partecipanti, congratulandosi per la ampia partecipazione, per l’articolato panorama di studi delineato dal programma. C. ha osservato che al di là del merito scientifico, occorre però che giunga il riconoscimento accademico; che tale riconoscimento non è automatico, anche per il fatto che gli studiosi di fotografia afferiscono appunto a diversi raggruppamenti disciplinari, e quindi occorre un vaglio della corrispondenza dei loro studi rispetto alla configurazione assunta dal settore a cui potrebbero fare riferimento. Occorre quindi essere realisti, e non pensare che vi possa essere una via già aperta, o comunque facile ed immediata. Tuttavia, esprime un forte ottimismo per quanto riguarda i presupposti scientifici di una tale azione. Osserva infatti che gli studi sulla fotografia investono, tra l’altro, un campo, quello degli studi visuali, rispetto al quale il settore da lui rappresentato è molto sensibile, e che comunque sembra rappresentare uno dei settori più dinamici all’interno del panorama generale degli studi dell’area di ricerca comune. Invita quindi a stabilire forme di raccordo sul piano scientifico, dei progetti di ricerca e di lavoro, con collaborazioni e scambi e confronti. Occorre che si creino meccanismi di accoglienza e di apertura, ma per questo è necessario che gli studiosi di fotografia mettano in atto processi di forte legittimazione, non solo interni, ma anche nei confronti dei saperi e delle competenze tipiche del settore verso cui si dirigono. Occorre quindi costruire situazioni in cui si legga, ci si confronti, ci si accolga, e si intreccino ricerche e collaborazioni. Su questo piano, dichiara che esiste non solo a parere suo personale, ma dei colleghi con i quali ha scambiato alcune prime impressioni, una forte disponibilità.
Cosimo Chiarelli, intervenendo in chiusura di questa prima sessione di lavori a nome del gruppo di lavoro della SISF dedicato ai problemi dell’Università (del quale fa parte oltre al Presidente e a Roberta Valtorta anche Tiziana Serena, che non ha potuto presenziare ai lavori), ha presentato una ampia relazione, corredata di dati e grafici, sullo stato attuale degli insegnamenti relativi alla fotografia nelle università italiana, con una serie di informazioni sul tipo di rapporto contrattuale, sulla distribuzione geografica e per settori disciplinari, sulla persistenza / mobilità degli insegnamenti, anche in rapporto ai tipi di Facoltà e Corsi di Laurea (dove si osserva ad esempio lo scavalcamento di Beni Culturali da parte dei DAMS, a fronte invece di un vero e proprio crollo dei corsi di Storia dell’Arte) ai diversi livelli (lauree triennali e specialistiche) e agli annunciati provvedimenti che potrebbero ridurre considerevolmente il numero degli insegnamenti a partire dai prossimi mesi. Ringrazia i numerosi docenti che hanno collaborato alla raccolta di questi dati, e propone questi materiali come base informativa per la discussione, ma anche come primo nucleo di un possibile “osservatorio” che grazie alla collaborazione degli interessati, potrebbe monitorare lo stato della docenza.
Esperienze didattiche e “scavalcamenti” disciplinari
Sotto la presidenza di Francesco Faeta, si è aperta la prima sessione di lavori del pomeriggio, dedicata alle esperienze didattiche. Si sono succeduti una serie di interventi, di Maria Antonella Fusco (Università di Napoli e Roma); Giovanna Ginex (Università di Siena Scuola di specializzazione in storia dell’arte); Augusto Pieroni (Università di Roma); Dario Sigona, Franco Vaccari (Politecnico di Milano); Massimo Agus (Università di Siena - sede di Arezzo); Federica Muzzarelli (Università di Bologna). Gli interventi erano stati selezionati con l’intento non solo di presentare esperienze significative, ma di illustrare l’arco assai ampio di diverse declinazioni che si danno effettivamente all’interno delle varie università agli insegnamenti relativi allo studio della fotografia. Ne è emerso un range assai ampio, dagli insegnamenti maggiormente centrati sulla dimensione conservativa, sullo studio della fotografia come bene culturale con i relativi problemi di tutela e conservazione, fino agli insegnamenti in cui, accanto ad una componente più leggera (ma comunque mai assente) di studio degli aspetti storici e filologici o conservativi e di tutela, era evidenziata una attività di elaborazione sul piano concettuale e/o applicativo dei materiali e delle pratiche sociali inerenti alla fotografia.
Come ha osservato conclusivamente Faeta, la grande varietà di approcci costituisce una ricchezza, e si nota comunque la esistenza di una piattaforma comune, la possibilità di uno scambio e di un colloquio, di un riconoscimento reciproco dei diversi tipi di approccio alla didattica. F. ha notato anche come l’intervento di Casetti ponesse delle questioni importanti all’attenzione degli studiosi di fotografia. In effetti, si delinea, anche dagli interventi della giornata in corso, una area di estremo interesse sul piano degli indirizzi della ricerca, un terreno comune che per molti versi coincide con quella area dei visual studies e che può costituire un terreno di incontro sia per studiosi di discipline affini, sia per una parte consistente dei vari approcci che sono presenti nel panorama attuale degli studi sulla fotografia, fra studiosi di diverse provenienze e formazioni.
Subito dopo si è tenuta, con la presidenza di Michele Cometa, la sessione dedicata agli “scavalcamenti disciplinari”, ovvero agli studi che convergono sulla fotografia da parte di studiosi che per formazione appartengono a ambiti disciplinari diversi, ma così affini da potersi riferire alla fotografia come ad un campo di studio sul quale trasportare metodologie e strumenti di lavoro propri della loro formazione. Michele Cometa ha introdotto la discussione facendo osservare come dalla propria esperienza di studioso di letterature comparate abbia potuto derivare un interesse per i linguaggi visuali, e in particolare per la fotografia, in quanto i tradizionali approcci appaiono ormai viziati da una “testolatria” che appare come un limite per la stessa comprensione dei testi. Tale tipo di approccio si colloca in un contesto di riferimento molto ampio, quello dei cultural studies, all’interno dei quali la fotografia a suo parere ha un ruolo rilevante in quanto costituisce una specie di cavallo di Troia che introduce al rapporto fra elementi testuali e non testuali, e costituisce quindi un punto di riferimento ineludibile per gli studi sulla cultura visuale, che rappresentano uno degli strumenti più promettenti della ricerca attualmente in corso. Occorre quindi combattere una battaglia per una visual literacy, che presuppone una serie di alleanze fra punti di vista e studiosi di diversa formazione, per il riconoscimento di appartenenza ad una koiné non definita sulla base della chiusura disciplinare, ma come campo aperto di confronto.
Sono intervenuti in questa sessione Marco Capovilla (IULM di Milano), Giovanni Fiorentino (Università della Tuscia), Giacomo Daniele Fragapane (Università di Roma la Sapienza), Luigi Gariglio (Università di Torino), evidenziando effettivamente nei rispettivi campi la pratica già in corso di travalicamenti continui fra campi disciplinari che risultano troppo ristretti se intesi in maniera rigida, quando si affronta lo studio dei materiali e delle pratiche fotografiche.
Metodi, strumenti, laboratori, progetti
La sessione mattutina del 7 giugno si è aperta con un intervento di Italo Zannier, che ha portato una testimonianza della sua attività di decano e in un certo senso di pioniere dell’insegnamento universitario della fotografia in Italia, ricordando le sue prime esperienze, le difficoltà continue ad ottenere un adeguato riconoscimento per gli studi sulla fotografia in ambito accademico, e esprimendo compiacimento per il notevole allargamento dell’area dell’insegnamento universitario verificatasi negli ultimi anni, anche se con problemi non indifferenti sul piano della effettiva collocazione e del potere accademico, e anche a volte con scompensi per quanto riguarda la formazione e l’accesso dei docenti; rilevando infine come non sia stato possibile finora istituire un corso autonomo di laurea dedicato agli studi sulla fotografia.
Luigi Tomassini, in quanto presidente della sessione mattutina, ha posto all’attenzione il tema dell’Università come luogo della ricerca; con i problemi quindi degli strumenti relativi, ma anche del suo essere luogo di formazione, che disegna percorsi e profili, che forma personale qualificato per il quale occorre pensare a destinazioni successive. Rispetto alla discussione del giorno prima e ai richiami alla koiné di studiosi e alla collaborazione, ha ricordato come il campo di studi sulla fotografia appaia estremamente frammentato, molto meno organizzato di quanto non sia per altre discipline, che si sono costruite contemporaneamente una forte posizione accademica; ma tuttavia ricco, vitale, purché si stabiliscano reti di comunicazione e strumenti condivisi.
Sono intervenuti in questa sessione Pierangelo Cavanna (Università di Torino), Mario Cresci (Accademia di Brera), Gabriele D’Autilia (Università di Teramo), Claudio Marra (Università di Bologna), Angelo Maggi (IUAV di Venezia), Roberto Signorini, Giovanni Chiaramonte (IULM di Milano), Paolo Brandinelli (Università di Firenze).
La discussione si è mossa a largo raggio sia sulla carenza di strumenti condivisi, dai manuali, ai repertori bibliografici, alle difficoltà inerenti alla effettiva praticabilità delle proposte di collaborazione avanzate dal settore L-ART/06, alle effettive difficoltà di entrare all’interno dei meccanismi decisionali sul piano delle decisione strategiche e delle procedure concorsuali in ambito accademico. Un intervento, ulteriore, di Roberta Piantavigna, sottolinea il disagio del gruppo ormai folto di dottori di ricerca, di laureati che in diverse forme proseguino studi e attività di perfezionamento in campi legati alla fonografia, per l’assenza di sbocchi adeguati.
È intervenuto inoltre in conclusione Giorgio Zanchetti, in rappresentanza della Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte (per quanto riguarda il settore L-ART/03), osservando che alcuni spazi sono stati aperti in passato in questo raggruppamento, ma che il meccanismo è sempre quello di una cooptazione accademica, quindi con un vaglio che al momento attuale non prevede profili specifici per gli studiosi di fotografia: ritiene che questo sia uno terreni più appropriati su cui muoversi, anche nei confronti della prossima CUNSA, visto che l’attuale è in scadenza.
Nel pomeriggio la sessione dedicata a laboratori e progetti si è aperta con una introduzione di Roberta Valtorta, che ha ricordato come la SISF e il Museo stesso si pongano come punto di raccordo per progetti, ma anche nel caso del Museo come strumento effettivo di ricerca, per la biblioteca e le attrezzature disponibili.
Sono intervenuti nella discussione Cinzia Frisoni e Giorgio Porcheddu (Università di Bologna), Federico Brunetti (Politecnico di Milano), Piero Pozzi (Politecnico di Milano), Pio Meledandri (Politecnico di Bari), Francesco Jodice (Libera Università di Bolzano), Gianantonio Battistella (Università di Udine), Matteo Bergamini (Politecnico di Milano).
I vari interventi hanno fatto emergere una fortissima disparità di condizioni, con strutture molto avanzate e perfettamente adeguate anche nel rapporto fra utenti, tecnici e attrezzature, e altre in cui si sopperisce a carenze molto forti o a una forte pressione della domanda studentesca con una attività di elaborazione di progetti o con un lavoro intensificato, e poco riconosciuto, degli addetti. Si documentano comunque situazioni frequenti in cui la richiesta e l’interesse da parte degli studenti sono molto forti, e anche alcuni frutti positivi ottenuti per questa via sul mercato del lavoro. Inoltre si pone il problema del rapporto fra formazione teorica e attività pratica e di laboratorio, non solo per gli studenti, ma anche per la formazione dei docenti, riprendendo un tema trattato già in precedenti interventi durante le due giornate di studio.
In conclusione, Roberta Valtorta ha osservato che il convegno ha superato le aspettative già in partenza, dato che dalla iniziale singola giornata si è dovuti passare alle due giornate; nota come al di là delle discussioni molto franche e aperte vi sia stato durante le due giornate un vero e proprio entusiasmo per le possibilità di lavoro e di collaborazione comune e per nuove prospettive che si possono aprire dagli scambi sul piano scientifico e della ricerca, auspicando che vi possa essere una ulteriore tappa, come già previsto, e che nel frattempo si dia continuità a quanto impostato in queste giornate attraverso strumenti di collegamento, come possono essere la mailing list e il sito della SISF o lo stesso Museo, che prenderà in esame le forme più appropriate per una eventuale pubblicazione dei lavori. Chiude quindi i lavori ringraziando tutti gli intervenuti per la loro partecipazione.
Redazione
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